Oltre la logica del conflitto: perché, come insegna “WarGames”, l’unica mossa vincente è non giocare

Mentre intellettuali come Gad Saad invitano l’Occidente a prepararsi allo scontro per sopravvivere, un cult degli anni ’80 ci offre una lezione opposta e fondamentale: nel gioco della guerra totale, non ci sono vincitori.

Abbiamo analizzato il duro monito del professor Gad Saad, che accusa l’Occidente di “empatia suicida” e invita a dismettere la tolleranza verso chi minaccia i nostri valori. Il ragionamento di Saad è logico, evolutivo e, indubbiamente, fa leva sul nostro istinto di sopravvivenza. Ma esiste un pericolo insito in questa logica: l’accettazione che il conflitto sia inevitabile e che l’unica soluzione sia la vittoria totale sull’altro.

Per criticare questa visione, non serve un trattato di geopolitica, ma basta riavvolgere il nastro fino al 1983, a un film che ha segnato una generazione: WarGames – Giochi di guerra.

La lezione del supercomputer Joshua

Nel film, un giovane hacker (Matthew Broderick) si connette per errore al supercomputer della difesa americana, WOPR (chiamato affettuosamente “Joshua”), iniziando quella che crede essere una simulazione di “Guerra Termonucleare Globale”. Mentre il computer si prepara a lanciare missili veri, scatenando la Terza Guerra Mondiale, il ragazzo cerca di insegnare alla macchina un concetto fondamentale facendola giocare a Tris (Tic-Tac-Toe) contro se stessa.

Joshua elabora milioni di strategie in pochi secondi, realizzando che, contro un avversario perfetto, il Tris finisce sempre in parità. Nessuno vince. Applicando questa logica alla guerra nucleare, il computer si ferma un istante prima del lancio dei missili e pronuncia la frase iconica:

“Strano gioco. L’unica mossa vincente è non giocare.”

Perché la logica di Saad è rischiosa

Gad Saad ci dice, sostanzialmente, che stiamo giocando una partita per la nostra sopravvivenza e che dobbiamo giocare più duro per vincere. La critica a questo approccio risiede proprio nella natura del “gioco” moderno.

1. Il conflitto non è a somma zero Saad ragiona in termini di “Noi contro Loro”. Se noi vinciamo, loro perdono. Ma nella realtà geopolitica interconnessa di oggi, e specialmente in Medio Oriente, la violenza genera cicli di vendetta infiniti. Rispondere all’intolleranza con una chiusura totale o con la forza militare spesso non elimina il nemico, ma lo radicalizza ulteriormente, creando nuovi “giocatori” pronti a combattere. Come nel Tris del film, ogni mossa aggressiva porta a uno stallo distruttivo.

2. Il pericolo della profezia che si autoavvera Accettare la tesi di Saad significa accettare che lo scontro di civiltà sia ormai in atto e irreversibile. Ma trattare intere popolazioni o culture come nemici esistenziali rischia di trasformare una paura in realtà. Se smettiamo di cercare il dialogo diplomatico o la comprensione (quella che Saad chiama “empatia suicida”) per abbracciare la logica della fortezza assediata, finiamo per alimentare proprio quell’odio che temiamo.

3. Vincere la guerra o salvare l’umanità? Il ragionamento di Saad è focalizzato sulla vittoria culturale. La lezione di WarGames, invece, è focalizzata sulla preservazione della vita. “Non giocare” non significa arrendersi passivamente (come teme Saad), ma significa rifiutare le regole del gioco imposte dagli estremisti. Gli estremisti (da entrambe le parti) vogliono la polarizzazione. Vogliono che noi scegliamo una fazione e combattiamo. L’atto più rivoluzionario e coraggioso, oggi, non è scendere in trincea, ma disinnescare la bomba.

“Non giocare” è la vera forza

Rifiutare la logica binaria “amico/nemico” richiede una forza morale superiore a quella necessaria per combattere.

  • Significa mantenere la propria umanità anche di fronte alla barbarie.
  • Significa capire che la sicurezza a lungo termine si costruisce con la convivenza, non con l’annientamento.
  • Significa ricordare che, in un mondo dotato di armi capaci di cancellarci dalla faccia della terra, la Distruzione Mutua Assicurata non è solo una teoria della Guerra Fredda, ma un rischio concreto se lasciamo prevalere l’istinto sulla ragione.

Conclusione

Gad Saad ha ragione nel dire che dobbiamo difendere i nostri valori. Ma il valore supremo dell’Occidente, quello che ci distingue davvero dall’oscurantismo, è la capacità di credere nella pace e nella diplomazia anche quando sembra impossibile. Se accettiamo di giocare al “gioco della guerra” alle condizioni dettate dalla rabbia e dalla paura, potremmo anche “vincere” nel breve termine, ma avremo perso ciò che ci rende umani. Forse, come ha imparato Joshua quarant’anni fa, l’unica vera vittoria sta nel trovare il modo di smettere di giocare.


E voi cosa ne pensate? È meglio prepararsi al peggio come suggerisce Saad, o cercare a tutti i costi di evitare il gioco della guerra? Discutiamone nei commenti.

Importante

Leggi il pensiero miope di Saad


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